venerdì 18 settembre 2009

Altri supporti putrefatti

Ho deciso che qualche volta parlerò anche di altri supporti putrefatti, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto o non abbiano avuto a che fare con il mondo degli anime. Il motivo? Per un puro senso di "RetroRottering", ovvero di "RetroPutrefazione". In questo post facciamo conoscenza con il "famigerato", e marcescente aggiungerei, SelectaVision Videodisc di casa RCA (Radio Company of America).


La voce e l'immagine del padrone.

Quando una tecnologia venendo affinata raggiunge il suo apice e viene esaminata a posteriori, la prima considerazione che si è solito fare è "Ma che diavolo pensavano all'epoca?". Nel caso del SelectaVision Videodisc tale considerazione non può che essere vera e, devo aggiungere, quasi totalmente inconfutabile. Lanciato nel 1980, ovvero due anni dopo l'esordio del DiscoVision di Philips e MCA (Music Company of America) e praticamente in contemporanea all'acquisizione del DiscoVision stesso da parte di Pioneer. Il SelectaVision Videodisc era un sistema di riproduzione video su disco che però differiva dal famoso LaserDisc su un paio di aspetti, tra cui sicuramente il tipo di spporto scelto per immagazzinare il segnale audio/video.


L'etichetta dice che è un LaserDisc. In realtà non è affatto così...

Quello che è possibile vedere qui è l'immagine in alta risoluzione di un disco SelectaVision, in più nello specifico del film Rocky. Innanzitutto quello che a prima vista sembra una normale custodia di cartone, come possiedono gli LP ed i LaserDisc, è in realtà un astuccio di plastica dura che rende molto difficoltosa l'estrazione a mano del disco.

Il seguente filmato mostra l'inserimento e della visione di un SelectaVision Videodisc (questa volta trattasi del film Blade Runner).


Se siete avezzi ad un minimo di tecnologia nel vedere il filmato avrete già perplessamente alzato un sopracciglio, stile Spok per intenderci. Questo perché il SelectaVision Videodisc non è nient'altro che un disco di materiale composito vinile/carbonio ad altissima densità che viene caricato elettricamente e letto da una puntina al titanio che resta quasi sospesa sopra al disco stesso grazie all'apporto di due piccoli elettromagneti. La puntina però non vibra, non passa realmente sopra al solco del Capacitance Electronic Disc (chiamati anche CED), ma si limita a far variare la propria capacità elettrica a seconda dello spazio vuoto che intercorre tra la puntina e le variazioni di altezza del fondo. Tutto questo produce un segnale di tipo FM che si traduce nel segnale audio / video del film che vogliamo vedere. Inoltre, a differenza del LaserDisc, la velocità di rotazione è costante (500 rpm per un segnale NTSC e 450 RMP per un segnale PAL) in modo che una rotazione del disco corrisponda a quattro frame per un segnale NTSC e tre per un segnale PAL (ed è anche il motivo per cui non è possibile vedere il frame fisso quando si preme pausa). Il cosìdetto Capacitance Electronic Disc non è nient'altro che l'apice finale delle registrazioni analogiche su supporto di tipo vinilico, tecnolgia inventata da Thomas Edison e che ebbe la sua prima dimostrazione il 6 dicembre 1877.

Perchè gli apparecchi di quel periodo devono per forza avere la finta radica?

Il progetto dell'RCA, che fu lanciato nel 1980, fu un tonfo clamoroso e dopo soli 6 anni, e la perdita di ben 200 milioni di dollari, fu ritirato dal mercato. Tra i motivi che portarono a tale fallimento sicuramente sono da considerare lo scarso entusiamo che la RCA mise sul formato stesso in fase di progettazione, i conflitti interni alla RCA stessa, una pianificazione fatta con i piedi ed il fatto che se il SelectaVision Videodisc rappresentava la forma in assoluto più evoluta di un tipo di tecnologia "analogica" essa era comunque "arretrata" rispetto al suo maggiore concorrente: l'ex DiscoVision di Philips, che proprio quell'anno fu acquisito da Pioneer e ribattezzato LaserDisc. L'inizio dello studio della possibilità di far riprodurre un segnale video ad un disco in vinile ebbe inizio nel 1964 e sono nel 1972 i ricercatori dell'RCA riuscirono a produrre un prototipo funzionante. Perché ci misero così tanto tempo? Perchè l'RCA credeva così tanto in questo progetto che assegnò ad esso la bellezza di quattro (!) ricercatori.


You are watching us...

Come abbiamo già accennato, il fatto che il SelectaVision Videodisc esordì negli anni 80 dopo essere stato preceduto dal prodotto Philips fu anche il motivo del suo fallimento. Il disco RCA aveva alcuni vantaggi, ma i controbilancianti svantaggi lo rendevano antiquato sopratutto se alla tua porta sta bussando la tecnologia laser. Tra i vantaggi va sicuramente annoverato che i lettori CED erano molto più economici di un lettore LaserDisc e che rispetto agli altri supporti analogici la qualità video era paragonabile a quella del Betamax. Quindi si posizionavano perfettamente tra coloro che non volevano il VHS per la sua scarsa qualità (parleremo di cosa abbiamo perso scegliendo il formato VHS), ma non avevano nemmeno i soldi ed un impianto audio adeguato per un lettore LaserDisc. Tra gli svantaggi si segnala la qualità video che era comunque inferiore a quella di un LaserDisc, che essendo letti da una puntina stile giradischi la qualità audio / video avrebbe incominciato inevitabilmente a decadere dopo 500 visioni del film (i solchi tendevano ad allargarsi), che alcuni dischi soffrivano del cosìdetto "Video Virus" (ovvero quando una particella di polvere si insidiava tra i soldi di un disco CED), del fatto che come il LaserDisc potesse tenere solo un'ora di video per lato e che apparisse solo una schermata bianca invece del fotogramma fisso quando si premeva il tasto pausa.


Peccato che sia un formato apparso solo negli Stati Uniti ed in Europa, sarebbe stato curioso vedere un anime riprodotto da questo curioso e quasi "Steampunk" sistema video. Per concludere un'altra carrellata di Anime Putrefatti.

ALTRI ANIME PUTREFATTI





mercoledì 16 settembre 2009

MONO!

Io e Lou abbiamo colpito ancora. Con prontezza di riflessi abbiamo partecipato al concorso indetto dalla casa editrice Tunuè per la sua rivista MONO, una rivista dove appaiono esclusivamente fumetti della durata di una pagina. Sulle pagine di MONO appaiono un sacco di professionisti del mondo del fumetto ed anche autori esordienti. Tre tavole saranno scelte dalla giuria per apparire in questo numero.

Vi anticipo io. Crepi, e aggiungo anche un toscanaccio "STIANTI".

martedì 15 settembre 2009

Missione Compiuta!

Sulla via della definitiva consegna la storia "Agenzia Sogni Perduti: Perdente è la via dei giusti" per il volume DreamZ di Double Shot! Scritta da me ed illustrada da Lou.

Supporti Putrefatti

Eccoci al secondo post dedicato agli Anime Putrefatti, ovvero quegli anime che ormai non sono nient'altro che carcasse brulicanti di larve e vermi. Questa volta parleremo del supporto che all'epoca ha rappresentato un vero sguardo nel futuro (anche più di altri supporti putrefatti come il Betamax ed il Video2000) e che adesso attende che l'ultimo dei lettori LaserDisc smetta di funzionare. Signori, eccovi il Discovision!
Prima d'iniziare a parlare della creazione del LaserDisc è bene spendere qualche parola sulla nascita del "formatico ottico" che ha fatto da papà al CD e nonno al DVD. Nel 1958, David Paul Gregg creò il concetto di Trasparent Recording Disc con cui era possibile registrare e riprodurre segnale audio e video. Fu solo nel 1969, dopo che lo stesso David Paul Gregg brevettò la sua idea, che la Philips creò il Reflective Recording Disc che invece di essere trasparente usava una superficie riflettente per registrare i dati. Tale soluzione portava decise migliorie rispetto alla soluzione di David Paul Gregg e risultava molto più resistente all'usura ed allo sporco che poteva posarsi sulla superficie. Per sviluppare il progetto di Reflective Recording VideoDisc si unì alla Philips anche la MCA (Music Corporation of America). Nel 1972, cioè nel giro di soli tre anni, presentarono il primo protopito di Discovision, il nome originale del LaserDisc. Si dovrà attendere il 15 dicembre del 1978 per assistere la produzione di massa e la commercializzazione del Discovision. Per rendere conto a coloro che stanno leggendo questo quanto all'epoca fosse all'avanguardia il DiscoVision, possiamo citare il fatto che il supporto venne commercializzato dopo solo quattro anni dall'affermazione del VHS (cosa che avvenne a discapito del Video2000 e del Betamax, formati assai più performanti) e ben quattro anni prima del CD, che deriva direttamente dalla tecnologia sviluppata originariamente da Philips. L'accordo prevedeva che mentre la Philips si sarebbe occupata della commercializzazione dei lettori, la MCA si sarebbe occupata della commercializzazione dei supporti. Il primo lettore ad essere prodotto dalla Philips fu il MCA DiscoVision PR-7820 insieme al film Lo squalo (Jaws, 1978) e fu un totale insuccesso. Il tonfo commerciale fu tale che la Philips stava per abbandonare il DiscoVision al suo triste destino se non fosse stato per la Pioneer, la quale dopo aver acquisito lo sfruttamento dei brevetti (che prevdeva anche il poter produrre con il proprio marchio i lettori) ribattezzò il supporto LaserDisc. Questo permise di evitare molte confusioni derivanti dal nome, visto che il DiscoVision era conosciuto anche come Reflective Optical Videodisc, Laser Videodisc, Laservision, Disco-Vision e MCA DiscoVision. Purtroppo però il LaserDisc è un formato che, alla fin fine, fu troppo in anticipo sui tempi.Percepito come un supporto per appassionati audiofili e cinefili (attraverso il formato Hi-Vision/MUSE, creato dai laboratori di ricerca e sviluppo della tv di stato giapponese NHK, un LaserDisc poteva riprodurre filmati alla risoluzione di 1080i, ovvero la risoluzione interlacciata dei moderni Blu-ray!) fu semplicemente snobbato da molti. Venne difatti calcolato che solo nel 1998 solo il 2% delle famiglie Americane (circa due milioni) possedeva un lettore LaserDisc. Il mercato dove il LaserDisc si era ritagliato una precisissima ed appassionata fetta di pubblico era quello giapponese e più precisamente quello degli appassionati degli Anime, di cui ne divenne il supporto per "eccellenza". L'ultimo film ad uscire nel mercato americano fu Il mistero di Sleepy Hollow (Sleepy Hollow, 1999) nel 2000 e solo nel 2009 la Pioneer ha annunciato l'interruzione della produzione di lettori LaserDisc, abbandonando di fatto il supporto al formato a ben 31 anni dal suo esordio.

TIMELINE

1958 - David Paul Gregg inventa il "Trasparent Recording Disc".
4 marzo 1969 - David Paul Gregg brevetta il "Trasparent Recording Disc".
1969 - Philips brevetta il "Reflective Recording Disc".
1972 - Prima dimostrazione pubblica di un videodisco da parte di Philips e MCA.
15 dicembre 1978 - Commercializzazione del supporto Discovision insieme al film
1980 - Il progetto Discovision Philips/MCA fallisce e viene rilevato da Pioneer, la quale stabilirà il nome ufficiale in LaserDisc.
1998 - Solo il 2% delle famiglie americane possedeva un lettore LaserDisc.
2000 - Viene commercializzato l'ultimo LaserDisc nel territorio americano, si tratta del "Il mistero di Sleepy Hollow".
2009 - Pioneer termina definitivamente il supporto al formato LaserDisc.

IMMAGINI



L'unica immagine esistente del prototipo Philips di Discovision del 1972.






Il primo modello di lettore DiscoVision, il MCA DiscoVision PR-7820.








MATERIALE INFORMATIVO

Copia PDF del brevetto di David Paul Gregg, il Trasparent Recording Disc, registrato il 4 marzo 1969 e creato originariamente nel 1958 -> http://www.axifile.com?3928711

VIDEO ESPLICATIVI



Leonard Nemoy presenta nel 1981 il Magnavox VH-8000 MagnaVision, uno dei tanti modelli di DiscoVision che furono prodotti.



Il logo dell'MCA DiscoVision (una forma a dire il vero molto imbarazzante).



DaiCon III e Daicon IV entrambi presi dal LaserDisc originale e che leggenda vuole sia il disco più costoso presente nel mercato collezionistico giapponese. Il video è stato ottenuto usando come fonte audio/video il lettore della Sony Hi-Vision/MUSE di fascia alta HIL-C2EX e processando il segnale per avere la migliore qualità audio / video, come è possibile vedere a questo indirizzo.

ALTRI ANIME PUTREFATTI





domenica 13 settembre 2009

Il saprofago degli anime


saprofago [sa-prò-fa-go] agg. (pl.m. -gi, f. -ghe)
• biol. Che si nutre di sostanze organiche in decomposizione


Così viene definito, da una delle tante enciclopedie in lingua italiana, il termine saprofago. Tale termine non poteva essere più azzeccato per definire quello che ho consapevolmente deciso di essere, niente più che un Otaku di prima generazione che ha deciso di nurtrirsi di tutti quei cadaveri (che io chiamano d'ora in poi "Anime Putrefatti", prendendo dal termine "Fujoshi") che l'industria dell'animazione giapponese si è lasciata indietro. Indipendentemente che siano bei titoli o schifosi, a me non importa. Penso semplicemente che certi titoli devono essere visti, conservati e la loro esistenza almeno testimoniata. Non è possibile che un patrimonio culturale della storia dell'intrattenimento come quello dell'animazione giapponese sia schiacciato da una generazione di Otaku la cui voglia di consumare è pari da una fame bulimica. In cui un anime di due anni fa è già "vecchiume".

Queste ovviamente sono le "cazzate da turisti". La verità che è voglio solo prendermi una rivincita verso tutti quei ricordi che mi vedono ammirato da quello strano formato a dischi ottici e con tutti quei cartoni animati dall'aspetto così figo che vedevo online nei siti americani, nelle riviste e sui cataloghi (stile quello Hunter).

Prossimamente altre informazioni sul formato Laser Disc e sul lettore che mi arriverà dalla Francia.

Alcuni esempi di Anime Putrefatti.


venerdì 11 settembre 2009

11/09/73

Perchè se l'America oggi piange, il Cile non ride.


Non ride affatto.

domenica 30 agosto 2009

E adesso?

Un moleskine nuovo nuovo. Già... che fare adesso?

giovedì 6 agosto 2009

Project Baroness - nuovo update!

Dopo una bella pausa di riflessione (economica) torno a presentare il frutto delle mie attese e dei miei sforzi (sopratutto economici). Ecco a voi le due nuove commission su Baroness (famosissimo personaggio dei G.I. Joe che penso non abbia affatto bisogno di alcuna presentazione). La prima commission, dal titolo di A soirée for the COBRA, ad opera della bravissima Adriana Melo (che ha realizzato fumetti per Star Wars, ha realizzato per la Dc Birds of Prey, per la Top Cow Witchblade e per la Marvel Ms. Marvel), mentre l'altra ad opera di Michael McDaniel, talento scoperto grazie al sito Comic Art Fans. Il soggetto di quello di Adriana Melo è mio. Enjoy!

A soirée for the COBRA
di Adriana Melo


Baroness
di Michael McDaniel

mercoledì 5 agosto 2009

Here comes Comicast!

Questo post si potrebbe intitolare Podcast - Parte seconda. Fin dai tempi in cui gestito un blog di nome Comics Corner, niente a che vedere con l'omonima fumetteria genovese anche se ne condivideva l'argomento fumettistico, ho sempre maturato l'idea che un podcast relativo al fumetto sarebbe stata un'ottima occasione per discutere di fumetto ed animazione con un mezzo molto interessante. Armato di un mixerino ed un microfono a condensatore decisi che avrei provato a realizzare un podcast tutto mio. Inutile dire che quel tentativo fallì miseramente. Vuoi per la scarsa conoscenza del mezzo, vuoi per l'entusiamo scemato a causa di vicende personali, vuoi anche per il fatto che non avevo tempo di curare una cosa del genere, ma sopratutto perché ero totalmente da solo in quella avventura. Il caso volle che il sito Comics Corner venisse atomizzato da un gruppo di hacker braziliani che decisero che manco più il backup del database doveva restare su quel server. A distanza di qualche anno, tempo in cui non ho più trovato un effettivo utilizzodi quell'equipaggiamento, ho deciso di riprovarci complice anche tutta l'esperienzia che ho accumulato grazie alla direzione, durata 8 mesi, di Digital Japan e grazie a due amici di viaggio che sicuramente mi aiuteranno in questa mia idea.

Quindi date il benvenuto a Comicast, le cui "trasmissioni" sono previste per settembre 2009.

Prima di parlare della sua struttura, cosa che farò in un prossimo post, mi soffermerò un attimo sull'equipaggiamento per realizzare a livello audio Comicast (che a dirla tutta mi fa sembrare quasi uno sponsorizzato dal marchio Behringer).


In questa foto potere vedere:

1 Eurorack UB802 - Un mixerino con alimentazione phantom, necessaria per i microfoni a condensatore.
2 Behringer B-1 - Un microfono a condensatore da "radio", ideale per le registrazioni ambientali e vocali.
1 Composer Pro-XL MDX 2600 - Un compressore per migliorare la qualità della voce tra cui disturbi, effetti sonori in sottondo ed altre cose.
1 UCA222 - Una scheda audio esterna per PC/MAC della Begringer che verrà collegata al mixer.
2 Pop-filter Sontronics - Due filtri antipop (impediscono che si senta quel fastidioso POP quando si pronuncia la "P").
1 HPS3000 - Una cuffia stile "studio", irrinunciabile.
2 desktop stand della Proel - Due supporti per microfono con base in ghisa.
Cavame vario - Tutti i cavi che servono.
1 Macbook - Il mio fido Macbook.

Purtroppo nella foto manca il porta nastri di mitragliatrice M-60 che uso come porta cavi, ma penso che questo dia l'idea del casino che sarà collegare tutto questo insieme. Come programmi scelti per il podcast ci sarà Audacity e Garage Band.

[Continua...]

lunedì 3 agosto 2009

L'animazione giapponese in Italia sta morendo?

Pubblico questo post, rimasto solo nell'ambito della Bozza di questo blog, per condividere alcune mie impressioni riguardante l'animazione giapponese in Italia dopo che tornati da Lucca Comics con le borse piene di DVD ultra scontati o in offerta speciale.

REQUIEM FOR ANIME

Per molti questa è la proria collezione di cartoni animati di cui essere tanto orgogliosi.
E' da quando sono tornato a casa da Lucca Comics and Games 2008 carico di dvd in offerta, presi agli stand della Yamato Video e della Terminal Video, che mi frulla questo pensiero in testa:

Siamo nel bel mezzo del crepuscolo dell'animazione giapponese in Italia?


Apparte tutte le discussioni riguardante il fatto che questo "crepuscolo" stia investendo tutto il mondo (si pensi al fallimento di Manga Video e alla conseguente caduta in un oscuro limbo dei diritti di Ghost in the Shell, alla chiusura della storica Ad Vision, alla chiusura delle sezioni americane di Geneon e Bandai Visual), quello che mi premeva analizzare era la situazione italiana. Cosa ho trovato a Lucca Comics and Games 2008? Nient'altro che le seguenti cose:

1 - D/Visual assente
2 - Exa Cinema / Fool Frame - Ex Shin Vision totalmente assente.
3 - Dynit che porta delle novità, ma si rifiuta di fare una conferenza stampa.
4 - Yamato che annuncia qualcosa come 29 (!) serie di animazione.

5 - Panini Video che dice che gli interessa solo ed esclusivamente portare avanti Death Note e basta, chiudendo l'incontro non annunciando nient'altro se non una sequela di smentite.

6 - Terminal Video che svendeva TUTTO il suo catalogo di animazione a prezzo sudicio (Paprika Limited Edition a 39 € nuovo ad esempio) e Yamato Video che fa un 4 x 3 molto interessante.


Tornato a casa mi sono sentito come un avvoltoio che ha pasteggiato con la carcassa di un'antilope. Sul serio. I fan degli anime sono diventati come quelli del calcio. Tutti sono doppiatori, tutti sono attori, tutti sono direttori del doppiaggio, tutti sono traduttori ed adattatori. Risultato è che se "non è come l'originale" non lo si prende, anzi lo si scarica con quei bei fansub fatti così bene dove abbondano frasi come "foresta concreta" (false friend di concrete che significa cemento e non "concreta"), escalamazioni come "I... I... You!" e "Even at a time like this!" e con un italiano che chiamarlo "italianese" rappresenta un bell'atto di stima. E nel caso abbia un adattamento che per cause fortuite è molto aderente all'originale lo si schifa perchè "suona male". Però il problema del crepuscolo dell'animazione giapponese in Italia sta tutto in quella scatola che abbiamo in ogni stanza della casa (e non si tratta del PC!):


L'animazione giapponese in Italia è nato come fenomeno televisivo e come tale sta morendo.

Si stanno ritirando gli spazi sopratutto per dei motivi economici. L'animazione giapponese ha smesso di essere il prodotto a buon mercato che era. Noi ci siamo beccati concentrato in dieci anni di trasmissione qualcosa come trent'anni di produzione e ringraziamo il cielo che ci sono arrivate le serie storiche. Le tv generiche sono diventate così costose che un prodotto come l'animazione giapponese, tranne alcuni rari casi, non può sostenersi attraverso la pubblicità e questo è da imputare anche alla scarsa quantità di episodi. Al di là dei discorsi sul potere politico che un'associazione come il MOIGE possiede, chiediamoci quando costa un minuto di trasmissione su Mediaset? Come può una serie di tredici episodi che tra un po' costa quanto una stagione di One Piece riprendere i costi di diritti e di trasmissione? Non c'è il tempo materiale di creare una fidelizzazione verso la serie, sopratutto nel caso debba essere trasmessa cinque volte a settimana. MTV è un caso a parte, perchè ha creato un palinsesto con un contenitore ben preciso dove mettere anime che rispettano più o meno il target per cui sono stati pensati ed i tempi di trasmissione originali (una volta a settimana). Ed è qui che però entra in gioco il qui pro quo. Ciò che secondo me sta di fatto uccidendo l'animazione giapponese è la disponibilità di prodotti.


Hayao Miyazaki è l'ultimo grande narratore universale degli anime. Quando sarà morto rimarranno solo gli otaku.

Questa è secondo me la pura, semplice, cruda, realtà. L'animazione giapponese si sta infatti frammentando in due enormi tronconi. Da una parte le serie per bambini e dall'altra serie animate solo per appassionati duri e puri. Come può una tv generica come Mediaset mandare un qualcosa di cui non capisce nemmeno il target o che è davvero fuori scala anche se fosse un film (Elfen Lied?)? Mentre tutto questo fa gridare un urlo di disperazione a diversi operatori giapponesi del settore che si lamentano del fatto che ci sono anime la cui struttura è una totale fotocopia di un altro anime (di solito "sentimental scolastico")? Come si fa a prendere seriamente un mercato in cui una delle serie che lo sostiene è un cartone come "Strike Witches"? Per chi non lo conoscesse parla di lolite che impersonificano piloti della seconda guerra mondiale trasformandosi in pezzi dell'aereo che pilotava il pilota che rappresentano e che combattono a mutandine al vento?


Che ci crediate o no, ma nel mezzo ci sono Chuck Yeager, Francesco Lucchini e Von Udet (Strike Witches).

Se Atene piange Sparta non ride. Chi ha conosciuto in Italia l'animazione giapponese con la tv è rimasto ancorato a dei ricordi ormai completamente sclerotizzati a tal punto che gli anime diventano una proprietà privata da custodire gelosamente. Dall'altra invece fansubbari che fansubbano tutto ciò che li capita (arrivando anche alle ISO dei Blu-ray da 30 gb!) e si incazzano se una casa compra legalmente (pagando i diritti ai creatori ed a tutto il resto, cosa che non fanno loro) l'anime giurando poi vendetta su tutto ciò di cui hanno più caro (probabilmente una pila di dvd-r doppio strato) quasi fossero dei puri e semplici iconoclasta. Ovviamente non riverso tutto su di noi, una parte della colpa ce l'hanno gli stessi produttori Giapponesi. La fastidiosa sensazione che ci considerano come una scocciatura piuttosto che una opportunità è sempre presente...

La grande stagione dell'animazione giapponese in Italia è finita. Le girelle sono finite o ammuffite. Che esista un mercato o no a loro non importa. Avranno i loro ricordi e loro avranno gli speed fansub totalmente sgrammaticati che tanto desiderano, oppure il fansub con un typesetting osì barocco e con cosìì tanti effetti grafici da diventare quasi uno showreel e riesce a mettere in secondo piano l'animazione stessa.

No, non siamo nel bel mezzo del crepuscolo dell'animazione giapponese in Italia.

ESSA E' GIA' MORTA.

Questo scrivevo qualche mese fa. Certo si tratta di un testo bello corposo e di cose ne sono successe. Il fallimento dell'Exa Cinema e sopratutto il la notizia dell'acquisto da parte di Rai4 di Code Geass ~ Lelouch of the rebellion e cosa accaduta successivamente della messa in onda settembrina di Tengen Toppa Gurren Lagaan. Rinascita? Ma non scherziamo. Le nuove generazioni sono perdute da un certo punto di vista, sono cresciute con ben altri cartoni. Invece che Goldrake e Lady Oscar si ricorderanno quanto era bello Spongebob, i Fantagenitori, Samurai Jack, Kim Possible o Ben10. Ed è giusto così, sono semplici flussi e riflussi della storia.

martedì 28 luglio 2009

"I fumetti che avrei voluto creare io" - Parte 1

Apro questo piccolo apputamento aperiodico per parlare un po' di tutti quei fumetti (in questo caso "manga") che per un motivo o un altro mi hanno fatto esclamare "Accidenti, l'avrei voluto realizzare io un manga del genere!". Il primo che metto in questa lista è il recentemente pubblicato dalla casa editrice Jpop Satanister di Rei Mikamoto.

SATANISTER di Rei Mikamoto


La copertina del primo volumetto di Satanister

La storia di Satanister è semplice ed è la dimostrazione che i giapponesi hanno sempre avuto dei problemi ad approcciarsi alla religione "Cristiano Cattolica della Santa Chiesa Apostolica Romana". Satanister è una suora che gestisce una piccola chiesetta costruita nell'epoca Meiji , sul cui tetto però svetta una croce molto diversa dalle altre. La croce è una croce a doppia testa invenzione di Satanister stessa. Grazie ai suoi bracci conta sia come croce normale che come "croce satanica" (cioè a testa in giù, solo che si chiama "croce di San Pietro") e questo prova che è una "Suora Satanica". Tutto ha inizio quando Satanister (se mai sarò prete anche io confesserò una persona dentro un cofessionale con i poster dei Motorhead, mentre mi fumo un sigaro e mi bevo un Jack Daniels) confessa una giovane di nome Izumi che ammette di essere stata fatta oggetti di bullismo. Come soluzione Satanister gli presta il suo tirapugni borchiato e gli consiglia vivamente di andare a spaccare il muso a quelli che gli hanno rotto le scatole.

Izumi: "Emh, credevo che... che dovessi perdonare i miei nemici..."
Satanister
: "Ma certo idiota! Ma solo dopo che saranno finiti all'inferno!"


La antagonista principale di Satanister, ovvero "Valkyrie".

Qualcosa però sta sconvolgendo la prefettura dove si svolge la prima parte della storia, un emulo di Boogeyman (non la creatura leggendaria, intendo il wrestler) semina il panico vomitando "vermi controlla mente" nella bocca dei passanti. Il tizio in questione poi decide di prendere in ostaggio Izumi, per costringerla a chiamare i suoi amici con l'intento di vomitargli in bocca vermi e di renderli suoi schiavi. Ovviamente non considerava che a proteggere Izumi c'è Satanister, la quale irrompe dentro l'appartamento del mangia vermi con una specie di Guzzi California ed una doppietta a canne mozze. Vi sarete però accorti che in tutto quello che ho descritto manca la figura dell'antagonista. Questo perché Satanister impiega ben due capitoli ad introdurre Valkyrie (la cattiva della storia) facendolo in un modo che fa sembrare lei la protagonista, un capitolo ad introdurre Satanister (il capitolo con il mangia vermi) ed un capitolo dove viene presentata quella che attualmente è la trama principale, ovvero un torneo di assassini, organizzato da una sorta di sindacato del crimine chiamato "La lega della giara avvelenata". Satanister sarà costretta a partecipare a questo torneo con il duplice scopo sia di sbudellare un po' di cattivi sia di vendicarsi di Valkyrie che, oltre ad essere l'assassina della figlia di un detective della polizia suo conoscente, fu mandante di una tizia di nome "Hole Girl" che grazie ad una enorme trivella gli ha distrutto mezza chiesa.


Dovrò riusare da qualche parte l'uso del filo
spinato come accessorio, fa molto "hardcore wrestler".

Perché questo fumetto rientra nella categoria de "l'avrei voluto fare io" (giusto anche per parafrasare il commento di Quentin Tarantino ad "Old Boy")? Partiamo per punti.

  1. Innanzitutto perché è l'emblema di quanto sia sfaccettato il mercato giapponese. Difficile da credere dal nostro punto di vista occidentale, ma Satanister è un manga horror / splatter pieno di esagerazioni tipicamente nipponiche, ma che si rivolge ad un pubblico di giovani donne. Anche se disegnato da un uomo , Rei Mikamoto, Satanister è pubblicato sulle pagine di "Horror M" della casa editrice Bunkasha, rivista horror per ragazze dal target dagli 18 ai 30 anni.
  2. Perché il nome "Satanister" mi piace da impazzire e nonostante tutte le inesattezze sulla religiose cristiano / cattolica (una suora che confessa?) è un personaggio talmente assurdo e "catchy" che il desiderio di "ricicciarlo" in qualche modo è molto forte. Ad avercela avuta durante il catechismo una suora che beve Whiskey, fuma sigari, ascolta i Motorhead , gira con una Guzzi California e che sotto l'abito religioso indossa un bikini a stelle e strisce!
  3. Perché non si prende assolutamente sul serio e leggendolo ci si accorge che è il fumetto stesso a rendersi conto che sta dicendo un sacco di cazzate. Merito anche del disegno di Rei Mikamoto che inserisce alcuni elementi presi dallo Shojo Manga dentro allo splatter. Ciò è avvertibile sopratutto su come vengono disegnati gli occhi ed alcune espressioni facciali dei personaggi (sopratutto quando mostrano il loro lato più psicopatico). Addirittura alcune espressioni sembrano venute fuori da "Manga Bomber - Pennino di Fuoco", tant'è che più volte mi è venuta in mente l'idea che Rei Mikamoto sia un assistente di Kazuhiko Shimamoto.

La copertina del secondo volumetto di Satanister

Per concludere non solo ne terminerò l'acquisto (sono solo alla fin fine cinque volumi), ma lo metterò nella mia speciale libreria delle cose da tenere a "portata di mano". Chissene frega se poi è pieno di difetti ed è anche piuttosto in contraddizione con se stesso, a me ha ispirato un sacco di cose!

DreamZ - Agenzia Sogni Peduti

La risposta alle vostre domande sono: "42" e "Si, sono ancora vivo". Sinceramente, detto tra noi, io sono una di quelle persone che se potesse bandirebbe l'estate. Adoro la primavera come stagione di transizione, ma il cando afoso, schifoso ed appiccicaticcio di Firenze diciamo che mi ha rotto le palle. Dopo che lo hai provato per quasi 30 volte, uno potrebbe anche averne le palle piene. Però torniamo a noi. Nonostante il "periodaccio" dal punto di vista bioritmo/tempo atmosferico, sto alacramente producendo testi grazie ad un maledetto PC che scalda e consuma più di uno scaldabagno (e questo porta ad una mia decisione di cui vi farò partecipe in uno dei miei prossimi post). Uno dei progetti in questo momento più concreti è sicuramente "DreamZ", per quei miti della Double Shot, il quale è ambientato in un mondo dove l'amico immaginario di ognuno di noi è un essere vivente connesso alle nostre vite da un profondo legame. Il mio soggetto, della durata di 14 pagine, è una storia NOIR (più che nelle atmosfere, quanto più nelle intenzioni di fondo) che parla di una agenzia investigativa specializzata in casi che riguardano o che sono commissionati da "amici immaginari" (che nel mondo di DreamZ si chiamano sognati"). La mia idea era quella di portare una storia di "genere" (in questo caso il poliziesco) all'interno di una ambientazione particolare. Invece di portare però il classico esempio di "episodio pilota" o deciso di partire dall'ultimo caso dell'"Agenzia Sogni Perduti", quello che chiude una ipotetica storia di Clark e Ralf i due protagonisti. Il motivo è che sarebbe stato più interessante e caratterizzante parlare della fine dei due protagonisti e della loro agenzia e di come far la scelta giusta è di solito fare quella sbagliatissima. Il titolo del mio episodio sarà "Agenzia Sogni Perduti: perdente è la via dei giusti".

Non ci posso fare nulla. Ho un debole per i perdenti, per tutti quei personaggi le cui vite sono intrappolate all'interno di una specie di codice d'onore che possono anche ritenere sbagliato, ma per tutta una serie di motivi non possono fare a meno di seguire.

I disegni sono ad opera del bravissimo Lorenzo Nuti e non si tratta di disegni definiti, ma di semplici sketch il cui stile non rispecchierà quello finale.






martedì 16 giugno 2009

Questione di lana caprina


Ho avuto occasione di rivedere questi tre capolavori quasi uno dopo l'altro. Ed è incredibile pensare che John Carpenter a distanza di un anno abbia sfornato due capolavori come "1997: Fuda da New York" (Escape from New York, 1981) e "La Cosa" (The Thing, 1982). Di "1997: Fuga da New York" ho personalmente nel cuore la colonna sonora, che posseggo in vinile, ed il protagonista Snake Plissken (in italiano "Iena Plissken") che ha creato un vero e proprio archetipo di protagonista. Diciamocelo, dovrebbero mettere la sua immagine accanto alla parola "Badass" e "Palle quadrate". "La Cosa" poi è sconvolgente tutt'ora. Sia per le atmosfere (davvero belle e perfettamente in tema le musiche di Ennio Morricone) sia la sceneggiatura che ha il coraggio di percorrere la propria strada in maniera coerente ("Adesso cosa facciamo? Niente..."). Quello che rende assurda la sua visione tutt'ora sono gli effetti speciali. La famosa creatura di "La Cosa" è un incubo amorfo degno del peggior incubo di Lovecraft. Il fatto poi di essere stato realizzato con metodi "tradizionali" gli rende una fisicità che tutt'ora ben pochi film possiedono. Personalmente ritengo gli effetti speciali di "La Cosa" la massima espressione di ciò che si può ottenere con lattice ed animatroni. Veniamo adesso a "Grosso guaio a Chinatown" (Big trouble in Little China, 1986). Cosa dire di questo fu western riadattao come "favola moderna"? Che è la rappresentazione perfetta dello shock culturale che tutti i film cinesi hanno portato nella filmografia di Hollywood. Mentre tutti combattono Jack Burton non fa altro che prenderle dall'inizio alla fine e nonostante non capisca assolutamente una ceppa di quello che gli sta accadendo attorno riesce pure a salvare il mondo. Vedere questi tre film quasi insieme mi ha smosso molto dentro, mi ha ricordato perché adoro John Carpenter e perché mi ero quasi scordato di lui (sacrilegio!) mentre sto cercando un buon film da vedere. Perché non esiste una versione dvd decente di "Il seme della follia" (In the Mouth of Madness, 1995)?

venerdì 5 giugno 2009

Gorsedd - primo sguardo


"Gorsedd" è un progetto che sto coccolando da un po' di tempo. Sia per impegni personali sia per la decisione di riflettere su alcuni "snodi" della sua, alla fin fine semplice, storia. Cosa è Gorsedd? Gorsedd è il termine con cui viene identificata una "comune di Bardi" o addirittura una sorta di festival annuale di Bardi. Tutto è partito da libro "Fate a New York" di Martin Millar (libro stra consigliato) che descriveva le disavventure a New York di due fate scozzesi buttate fuori dal loro mondo per ubriachezza molesta e per suonato i Sex Pistols con le arpe, e da un semplice "What If". Ovvero come sarebbe stato la "Woodstock" delle fate. Da questo semplice pensiero è partito tutto. Cosa succederebbe se mentre si svolge un Gorsedd arrivasse un'umana, senza alcun ricordo del suo passato e di come sia finita nel mondo delle Fate? Lo schizzo ultra preliminare sopra (ad opera della bravissima Mirella Menciassi http://mysecretunderworld.blogspot.com/) rappresenta uno dei personaggi di questa storia, ovvero la fata della tribù Selee nota come Fionnula, bassista del gruppo "Awen".

E' un progetto a cui tengo molto e spero che quando il book sarà finito susciti l'interesse di qualche editore, anche straniero.

Per ora è tutto.

mercoledì 3 giugno 2009

On the road again


Come si può facilmente vedere l'ultimo post su questo blog risale a 8 mesi fa. Quello che si preannunciava come un impegno forte e non schiacciante alla fin fine si è rivelato come una specie di schiacciasassi per il mio tempo libero e per qualsiasi altra attività che un tempo consideravo principale. La "crisi" però avanza ed Edizioni Master ha ritenuto che per tenere in piedi la baracca principale hanno dovuto per ora tagliare le consulenze esterne. Ovvero me ed altre persone. Non è questa la storia di una ingiustizia perché alla fine sarò pagato anche per quello a cui ho lavorato fuori dal contratto, e da questo punto di vista devo dire che si sono comportati più che corretamente. Il fatto è, come ho già accennato, che ho lasciato indietro tutto quello a cui stavo lavorando. Sceneggiature per fumetti, articoli, sceneggiature per corti, progetti per giochi di carte, progetti per avventure grafiche e tanto altro.

E' il momento di tornare sulla strada e di raggiungere chi ho lasciato indietro.