Visualizzazione post con etichetta Attrazioni Fumettostetiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attrazioni Fumettostetiche. Mostra tutti i post

martedì 28 febbraio 2012

Perché mi piaceva Power Girl...


Questa che vedete sopra è la copertina del primo numero di "World's Finest", disegnata da George Pérez, serie del dopo "52", legata alla testata "Earth-2". Apparte i soliti sparaflashati colori ed effetti che secondo me si sposano malissimo con il bellissino tratto di George (ancora ho nel cuore tutta la sua gestione di un altro mio personaggio "feticcio", ciòè Wonder Woman) viene da chiedersi chi è quel personaggio che fa coppia con Huntress. Sembra così simile a...


No.


No, e lo ripeto.


No.


Cara Dc Comics... I fan te la faranno pagare questa scelta... e anche cara. Capisco l'impossibilità d'inserire all'interno della nuova "continuity brasata" un personaggio come Power Girl che è riuscito ad essere contemporaneamente sia la cugina alternativa di Superman, che la figlia di un mago di atlantide di nome Arion. Poteva essere inserita in qualsiasi modo, mi andava bene anche la terz'ultima figlia di Krypton, ma a livello grafico... Quella non mi sembra Kara Zor-L di Kandor. Inutile negarlo, taglie in meno comprese. Power Girl era iconica e non parlo delle sue generose curve (almeno non solo di quelle, parlo per me ovviamente). Parlo di un personaggio che, con la gestione "Palmiotti / Gray / Conner" della testata a lei dedicata, aveva raggiunto il suo apice, sopratutto con il rapporto con la sua "padawan" Terra. Le sue avventure erano leggere e tutto quello che volete (ok, ok ammetto anche le scontate battute sulle bionde e sul fatto che fosse maggiorata), ma le ho sempre trovate molto più sincere di tante altre storie (anche di Power Girl stessa) che si prendevano troppo dannatamente sul serio. Tutto ciò in modo non molto dissimile a quando avveniva con un personaggio, per certi versi a lei affine, cioè She-Hulk (che insieme a Deadpool è consapevole di essere un personaggio di un fumetto (o almeno lo era, non sono più un assiduo lettore Marvel come una volta. Con questi rilanci e riletture non si può essere più sicuri di niente...). Amanda Conner era riuscita a dare al personaggio una visione grafica del personaggio molto interessante, sopratutto su come la faceva "recitare". Power Girl mi dava sempre l'impressione della "ragazza della porta accanto" (ok, ok, tutti i maschietti vorrebbero avere una "ragazza della porta accanto" in quel modo, ma non è questo il punto). Quel modo di rappresentare Power Girl mi piaceva davvero molto.
 
Il succo della questione qual'è?

Che Paul Levitz, George Pérez e Kevin Maguire dovranno fare un vero e proprio miracolo per convincere una serie infinita di nerd e sopratutto di cosplayer a non "boicottare" a prescincere la testata e a usare quella Power Girl per fan art o cosplayer (che di solito sono metodi empirici per capire che il personaggio funziona o no). Io personalmente preferisco ricordarmela così (taglie di reggiseno e muscoli delle braccia comprese):


E così...

E così...


E anche così...

Addio Kara Zor-L...



lunedì 19 dicembre 2011

Evoluzione dei personaggi - Japanese Style

Nami di One Piece

PRIMA
ORA
Yoko di Bastard!

PRIMA




ORA

giovedì 25 agosto 2011

Le miniserie a fumetti non sono morte e che la gente si scorda che esistono

Ho letto con molto piacere l'intervento che Giuseppe di Bernardo ha realizzato nel suo blog (NARRARE è RESISTERE) e che porta come titolo "Le miniserie a fumetti sono morte". Un post il cui titolo lascia ben poco spazio all'immaginazione, ma che comunque merita di essere letto perchè frutto del suo percorso lavorativo da autore e "insider" che ha lavorato sia a prodotto seriali come disegnatore ("Diabolik"), sia a miniserie create da lui stesso (come "L'Insonne" e "The Secret" attualmente pubblicato da Star Comics). Il motivo del mio post è semplice: da appassionato e fermo sostentore delle miniserie come formato rispetto alle cosìdette "serie infinite" mi sono sentito quasi in "dovere", se così possiamo dire, di rispondere alle sue argomentazioni. Ovviamente ciò che scriverò qui di seguito non è frutto della mia esperienza come autore o insider, visto che non ne ho alcuna avendo pubblicato solo qualche episodio autoconclusivo in antologici e un volume di prossima uscita in Francia. Esse sono frutto più del mio buon senso e della mia esperienza come lettore / aspirante lettore. In sostanza si tratta soltano di una serie di mie umili opinioni e come tali devono essere prese. Iniziamo.

LE MINISERIE A FUMETTI NON SONO MORTE E CHE LA GENTE SI SCORDA CHE ESISTONO


  1. Di Bernardo scrive nel suo post "da anni ormai si punta su miniserie di pochi episodi sperando di interessare il lettore italiano, sempre più stanco, annoiato e distratto, proponendo sempre nuovi personaggi, nella speranza che prima o poi uno di questi eroi sia la svolta di un mercato in evidenti difficoltà. Ma questo non succede. Perché? Che accidenti stiamo sbagliando?". A mio avviso il motivo di esistenza delle miniserie e del perchè della loro nascita aveva sia motivazioni di tipo "economico" e "narrativo". Da lettore / sceneggiatore posso dire che i motivi per cui apprezzai una tale svolta furono che soggetti e idee non adatte ad una pubblicazione "ongoing" avrebbero potuto essere pubblicate lo stesso, che il personaggio principale  e l'ambiente intorno a lui avrebbe potuto essere modificato e sopratutto la storia avrebbe avuto una fine. Una volta infatti completato il "viaggio" del personaggio, continuare la serie non avrebbe avuto senso. Quest'ultimo elemento ammetto di averlo ereditato dalla mia lettura dei manga, i quali però hanno anche il prolema della "fine rimandata ad libitum". Però il problema esposto da Giuseppe rimane. 
  2. Sempre Giuseppe illustra: "Il lettore non frequenta più l'edicola. Quei gabbiotti pieni di cartaccia sono stracolmi di offerte di ogni tipo." A mio avviso saebbe anche da aggiungere a tale frase, "sono stracolmi di offerte di ogni tipo, che molto spesso non hanno niente a che vedere con i giornali, i fumetti o l'editoria in generale". Questo punto è importante perché dimostra come l'editoria sia schiacciata non tanto dall'offerta dell'editoria stessa (es: troppi fumetti, troppi giornali), ma quanto più da giocattoli, carte di magic, film e altre cose. Insomma, sembra di vedere il tipico "bazar" da località balneare come Vada, Marina di Bibbona, Cecina e Cervia. E questa è la dimostrazione più preoccupante del fatto che, in generale, gli italiani non leggono NIENTE. Si lo so, Capitan Ovvio alla riscossa!
  3. Giuseppe continua: "Il costo degli albi è troppo BASSO per ricevere la spinta dell'edicolante che ha un ricavo irrisorio. Questo provoca che le testate che non appartengono ai grandi editori e che hanno quindi tirature limitate, non riescono ad emergere. Gli albi a fumetti non possono permettersi la pubblicità, non possono farla perché i costi di un passaggio televisivo, ad esempio, sono spropositati per i magri guadagni di un fumetto." - Questo è un passo molto importante che riguarda una moltitudine di argomenti che meritano di essere affrontati uno ad uno. Premesso quello che ho detto nel punto 2, il problema della spinta è che i fumetti spesso sono rilegati in angoli vetusti o in mezzo al porno sia per ignoranza dell'edicolante (ammetto di non aver capito che cosa intende Giuseppe per spinta, intende l'intenzione di mettere il fumetto nella propria edicola?) perché sotterrati da una enorme mole di altro materiale. Con il termine "emergere" penso che Giuseppe intendesse dire nell'ottenere visibilità e nell'incurosire. Solo che, ancora premesso tutto quello che c'è sopra, arriva il "Cane Ouroboros" (il cane che si morde la coda) a fare ancora più casino. In edicola tiratura limitata significa meno penetrazione del territorio e per esperienza personale i distributori da edicola spesso fanno delle distribuzoni sul territorio che sono degne delle leggi della teoria del caos. In alcune edicole ho visto arrivare di intere miniserie solo il primo numero o di altre solo numeri a caso e, per dirla tutta, ha fregato anch le serie "ongoing" costrigendo la gente ad avere notevoli buchi. Se si chiude il "ritmo" di "acquisto -> lettura" è finita. Sono esattamente nella stessa situazione quelle serie tv che hanno una "continuity" serratissima, dove se perdi un episodio è finita. Ed è questo che, secondo me, frega le miniserie. I suoi punti di forza vengono annullati dalla precaria disponibilità al pubblico. Giusto per parlare di esperienza personale, di "The Secret" ho il numero 1,2 e 5 perchè nelle varie edicole di zona dove abito, non sono mai arrivati il numro 3 e 4. Per quanto riguarda invece l'ultima questione di questo punto, c'è subito da chiarire una cosa. Se si parla dell'uso che ha fatto la tv di personaggi per motivi che non hanno collegamenti con il fumetto stesso (vedi le campagne contro la droga di Dylan Dog) è che sempicemente ormai sono usciti fuori dal costume. Cacchio, Dylan Dog all'epoca spaccava. Per quanto riguarda la pubblicità, se si esclude Topolino, non mi sembra che sia mai stata una "tradizione" anche nel caso di fumetti che vendevano un fracasso al'epoca. Se non sbaglio tentò qualcosa la Star Comics con Dragonball, ma ciò era supportato da una sere tv a cartoni animati che letteralmente distruggeva qualsiasi altra cosa a indici di ascolto (e lo fa tutt'ora, anche a livello fumettistico continua ad essere ristampato). Mi ricordo che la pubblicità era brutta, anonima ed estremanente corta.
  4. Giuseppe prosegue "La qualità non influenza le vendite. Ci credereste? Io non credevo alle mie orecchie quando un importante editore italiano mi diceva che il suo pluripremiato fighissimo eroe vendeva la stessa cifra della fetecchia fatta con la "tecnica René". I lettori erano praticamente gli stessi. Pochi.". Purtroppo c'è da credere molto nelle parole di Giuseppe perché la situazione è esattamente ciò che descrive. Questo però mi sembra il risultato di anni in cui sono stati pubblicati fumetti orribli e buttati nelle edicole senza alcun criterio o editing. Il pubblco sembra quasi abbia scordato la qualità di un fumetto, cosa rende un qualcosa pessimo o bello. Legge tanto per leggere, non importa cosa sia. mangia, senza gustare. A mio avviso questo potrebbe essere un effetto collaterale del fumetto "ongoing". Palando di me stesso, ho abbandonato Dylan Dog al numero 100, ormai portandolo avanti solo per arrivare al numero 100 il quale, una volta letto, stavo per buttarlo dalla finestra. Sta di fatto che però, prendendo i miei volumi di Dylan Dog mi accordo che via via che proseguivo nella lettura (ho iniziato a leggerlo con la ristampa del numero 5, "Gli Uccisori") si allargavano sempre di più i buchi, consapevole che tanto "non sarebbe cambiato nulla" e che se mi perdevo un numero non "crollava il mondo".
  5. L'ultimo punto che affronta Di Bernardo prima di proporre la sua "ricetta" è "Quindi, l'unico modo che ha una serie a fumetti di sfondare è quello del passaparola, ma il passaparola necessita di moltissimo tempo. Anni. Con miniserie di 6 episodi bimestrali non si va da nessuna parte". Interessante, ma gli unici fumetti che mi sento di applicare a questa teoria sono i manga a "lunga percorrenza" come One Piece, Naruto, Bleach, Inuyasha e Dragonball la cui pubblicazione è così lunga che un autore può anche morire di vecchiaia o di super lavoro dietro ad un manga. Se è successo con un fumetto occidentale di recente, vorrei un esempio pratico. Non è una sfida, eh, voglio saperlo davvero!
Da questo punto in poi Giuseppe di Bernardo illustra dei punti molto interessanti. Una sorta di "iceta" che secondo lui potrebbe essere applicata al fumetto "onoing", ma che secondo me alla fine si dimostra nient'altro che una lista di quali dovrebbero essere gli STANDARD minimi di qualità di un fumetto, sia seriale che non.

LA RICETTA
  1. "Per prima cosa, basta con le interpretazioni dei disegnatori. Capisco, ognuno ha il proprio stile, siete tutti artisti, ma all'inizio di una serie, i personaggi devono essere uguali in tutti gli episodi. Il lettore popolare e occasionale, che è quello che cerchiamo, ODIA che il volto del suo amato eroe cambi di volta in volta. Non lo sopporta. Quindi, ci vogliono tanti disegnatori ma un unico stile con tanti saluti alle vostre velleità artistiche." -> Su questo sono daccordo per il tipo di fumetto di cui si parla, il personaggio deve essere comunque riconoscibile altrimenti non viene percepito come lo stesso personaggio. Bisogna avere dei character sheet precisi e pretendere di essere aderenti ad essi. Cosa diversa se la struttura è divisa ad archi narrativi, se si tratta di un "elseword" oppure quello che si ricerca è proprio l'interpretazione dei vari disegnatori. Questo però è il prezzo di una serie "personaggio centrica". Il fatto è che però questa proposta di Di Bernardo si applica perfettamente anche ad una miniserie. Perché deve cambiare lo stile di disegno in una miniserie? Perchè il personaggo non deve essere ugualmente riconoscibile?
  2. "Secondo. Un team di autori ai testi. Basta con le prime donne che scrivono tutto loro. Capisco ci sia da pagare il mutuo, ma spesso si scrive troppo velocemente per avere realmente delle buone idee. E all'inizio è davvero fondamentale. Con una "bibbia" del personaggio molto dettagliata e una supervisione come si deve (non come quelle che vedo fare) si può uniformare lo stile di diversi autori e trovare un compromesso. Vorrei un team di soggettisti e almeno un paio di sceneggiatori dalla stilografica tagliente."-> Questa è la proposta più interessante di tutti. In questo modo sono realizzati i serial americani e l'animazione giapponese, dove l'impronta la dà uno sceneggiatore "capo" (di solito coincide con il creatore della serie), che spesso si riserva la possibilità di scrivere il primo episodio (il pilota), un episodio centrale e l'ultimo episodio. Serve molto lavoro di editing, ma secondo me è un'esperienza molto, molto interessante perché le teste a ragionare sono tante e se ben indirizzate, possono tirae fuori cose che magari il creatore della serie stssa non aveva pensato e che possono essere lo stesso benissimo in tema con il personaggo / ambientazione.
  3. "Contenuti contemporanei. Basta guardarsi l'ombelico. Il fumetto deve raccontare il fottuto mondo là fuori, non citare ossessivamente tutti i fumetti, i telefilm e i cartoni che hanno accompagnato la vostra crescita sociopatica. Bisogna avere il coraggio di dire cose forti, scomode, anche sbagliate, ma scioccanti. I brodini manieristi hanno fatto il loro tempo." -> Difficile farlo in una società "post modernista" come la nostra, dove il vecchio diventa nuovo e viceversa. La cosa però da tenere conto è che spesso manca un po' la coscienza civile di quello che c'è fuori dalla propria casa... non so se mi spiego. E questo discorso vale anche per le miniserie.
  4. "Ritorno alla serie regolare, magari divisa in stagioni, ma potenzialmente infinita.
    Bisogna ridare ai lettori la speranza di una certezza. Bisogna dare il tempo alle idee di farsi largo, di crescere, ai personaggi di entrare nelle abitudini dei lettori. Si compra per abitudine e questo vale anche per i fumetti. Dobbiamo aspettare che il prodotto inizi a circolare sotto banco tra i ragazzini, meglio se osteggiato dai genitori e dagli insegnanti. Un aspetto deflagrante che abbiamo scordato del fumetto è che era VIETATO. Questo gli conferiva un fascino irresistibile che pare irrimediabilmente perso.
    "-> Questo è un discorso che riguarda solo le serie "ongoing", ma pone un quesito interessante che esporrò parlando di D&D. Prima, anche chi parlava solo di calcio e motorini voleva comunque provare D&D. Adesso rifiutano tutto, divendo che si tratta SOLTANTO di roba da nerd. C'è un rifiuto culturale TOTALE verso determinati prodotti di intrattenimento. D'accordo con la strategia a stagioni perun fumetto ongoing, anche se il pericolo del "salto dello squalo" si aggira dappertutto. Sull'aspetto del "vietato", stava anche nel dettaglio che il fumetto all'epocadi Dylan Dog era, per come l'ho percepito io, un grosso taglio con il passato generazione dei fumetti dei genitori. Ricordo ancora che mio padre mi sgridò perché avevo comprato "Gli uccisori". Quello che è venuto a mancare, IMHO, è stato il salto generazione dopo la generazione Dylan Dog, cosa che secondo il mio avviso è stato occupato in forze ed in pianta stabile dai manga.
  5. "L'ironia. Il fumetto deve divertire. Divertire esprimendo anche la crudeltà e il cinismo della nostra società. Resto sempre dell'idea che manchi un nuovo personaggio cattivo nel fumetto italiano. Mi paiono tutti così stucchevolmente corretti." Secondo me il termine più giusto sarebbe "intrattenere" più che divertire, altrimenti sembra che deve dimostrare di essere solo una commedia. Forse quello che serve è più onestà intellettuale da parte degli autori, editori e lettori. Un personaggio cattivo può anche mancare, ed è vero, ma alla fin come lo giustifichi? Cosa crei quando la differenza tra buoni e cattivi praticamente non esiste? Un outsiders, un equilibratore?
  6. "Velocità di lettura. Poche vignette, bei disegni, dialoghi forti e secchi. Ogni frase una stilettata, un aforisma da appuntare col sangue sul diario." -> Questo è interessante perché sembra quasi la descrizione di un manga. I manga hanno una media vignette che oscilla da 3 a 4 (ovviamente come regola generale). Quindi il concetto sarebbe di liberarsi da certe imbigliature e puntare verso ritmo. "Fast as a Shark, hard as rock" mi viene da pensare.
  7. "Una operazione editoriale multi piattaforma. Non serve più rovesciare migliaia di copie in edicola, serve una organizzazione che agisca su più fronti: pubblicità virale sulla rete e non, pubblicazione del prodotto anche sulle nuove piattaforme, attirare l'attenzione dei media, creare una fitta rete di relazioni e contatti per instillare il prima possibile il nome del nostro nuovo eroe nelle testoline distratte dei compaesani. Gadget, tanti gadget capaci di essere usati e collezionati anche da chi non ha mai letto il fumetto." -> Questo discorso sembra essere il minimo indispensabile nel creare interesse verso un prodotto. Abbiamo un sacco di strumenti fighissimi, che ci permettono di raggiungere il mondo intero perché non usarli? Che cosa alla fine ci impedirebbe di creare un po' di viral marketing? Ah già, gli investimenti...
Mi scuso per gli eventuali errori di battitura, ma essendo connesso con una chiavetta devo stare collegato il meno possibile. 

martedì 18 gennaio 2011

O sister Desdy, where art thou?

Questo post del blog di Giuseppe di Bernardo (autore di Desdy Metus, disegnatore di Diabolik e co-autore di Cornelio), dal titolo "NARRARE è RESISTERE", ci espone un problema riguardante il terzo ed ultimo numero di Desdy Metus di cui ne riporto qui seguente la copertina.


Il problema è il seguente. L'album è uscito a novembre, presentato in occasione di Lucca Comics and Games 2010, doveva appunto entrare in distribuzione a novembre. Secondo quanto riporta Di Bernardo in un messaggio successivo a quello da me segnalato "[...] risulta che un distributore abbia già avuto e distribuito l'albo ma ora non ce l'abbia più disponibile, un altro ce l'ha disponibile anche se in poche copie, mentre il terzo, forse il più importante, non ha proprio fatto l'ordine.". Ora, si sono sprecati fiumi di inchiostro sul problema della promozione del fumetto in Italia e, dato che io sono un verginello ottimista del fumetto italiano, alcune posso stupirmi (ma meglio stupirmi 10.000 volte sulla stessa cosa a costo di sembrare ingenuo, che dire "eh..."), ma è possibile che l'unica strada percorribile sia quella della "protezione politica" e del "conflitto di interessi"? Mi chiedo, ma se io ordino un fumetto e quello dopo due mesi non mi arriva che faccio? Ovvio che mollo la serie, l'ho fatto anche io qualche volta ed a malincuore! Davvero siamo arrivati al punto di doversi schierare per un distributore o l'altro oppure di vedersi escludere da determinati punti vendita SOLO perché noi come autori o come editori non siamo graditi ad un determinato distributore? Questo segue questo legato all'interruzione di pubblicazione di Underskin in Italia e Francia. Nel caso la situazione di Underskin è ancora più paradossale perché legata alla pubblicazione di un titolo da una casa editrice che sapeva di stare andando a fondo ed ha gestito la sua pubblicazione in un modo che ritengo a dir poco dilettantesco. Cosa succede quando poi alla fine i dilettanti sono al posto dei cosidetti professionisti? Ecco cosa succede, succede che la gente manco sa che "Opera in Rosso" è uscito da due/tre mesi e che esiste, anzi è esistito, un fumetto di nome Underskin. La risposta più ovvia a tutto questo sarebbe "Ipad + Itunes + "qualche tecnologia" e andateve tutti a fare in culo", ma sarebbe una risposta troppo facile. No, non potrei mai dare una risposta del genere perché la carta stampata mi piacee perchè sono un testardo di merda e non mi arrendo. E quindi cosa fare? Forse l'unica cosa da fare sarebbe usare internet e scassare, scaccare e scassare ancora di più i coglioni. A chi? Nessuno escluso forse...

mercoledì 12 gennaio 2011

Anche le certezze crollano + Wallpaper odierno

Giuro che non lo sapevo e di questo me ne faccio colpa. Non dovrei isolarmi così, dovrei cercare di interagire di più con il mondo del fumetto sia reale, sia telematico. Comunque, sta di fatto che questo è davvero un brutto modo di finire il 2010 ed iniziare il 2011. Underskin (fumetto pubblicato in italia da Edizoni BD, sceneggiato da Andrea Iovinelli e disegnato da Massimo Dall'Oglio), pubblicato in Francia con il titolo di "E-Cube" (ho sempre preferito "Underskin" al titolo scelto per la versione francese, semplice, più diretto ed essenziale, IMHO), interrompe definitivamente la sua pubblicazione con il numero 2. Tant'è che lo sceneggiatore, Andrea Iovinelli, ha messo online sul suo blog la sceneggiatura del volume 3 e del volume 4 in modo da non lasciare la storia monca. Quando leggo notizie del genere però mi incazzo, e di brutto. Mi incazzo (non con gli autori eh!) come lettore di fumetti e mi incazzo come autore di fumetti (ho sempre un certo pudore ad usare quella parola, autore, anche perché la mia produzione la considero ancora un po' inesistente, nonostante stia producendo per la Francia). Consideravo Underskin il prodotto di due autori che "ce l'hanno fatta" per ben due volte. La prima volta ad essere pubblicati in Francia, la seconda ad essere pubblicati in Francia presentandosi con uno stile di disegno che, a mio avviso, è una ottima e personale sintesi tra l'occidentale e l'orientale. Insomma ritenevo che Underskin sarebbe andato giù "liscio" (le cose non vanno mai liscie come si pensa, però i problemi di solito si riescono ad affrontare) e invece no. Scarse vendite dice Andrea. Immagino sia per E-Cube (io continuo a pensare che presentarlo colorato a quel modo sia uno stupro delle tavole di Dell'Oglio, alla stregua della famigerata versione colorata di Akira), sia per Underskin in Italia nonostante le ottime recensioni del primo volume. Questo avvenimento però apre una voragine immensa sulle mie convinzioni sul mercato francese e sopratutto nelle mie convinzioni riguardo alla commercializzazione di un qualsiasi fumetto che abbia influenze giapponesi. Ho sentito lettori di manga schifare Underskin perché non era giapponese ed ho sentito lettori di fumetti schifare Underskin perché aveva influenze giapponesi. Pensavo fosse una brutta abitudine italiana, ma da quello che ho capito forse non lo è affatto. E per quel che mi riguarda, Andrea Iovinelli ha detto sul suo blog che se ha 1000 promesse di acquisto se lo autopubblica lui. Per quanto mi riguarda può iniziare una campagna di prenotazione pagata con paypal. Chissà, magari in futuro sarebbe figo far uscire un omnibus da 400 pagine!


Per tornare alla questione del manga e l'influenza che esso ha sugli autori occidentali, quello che è successo ad Underskin mi dà un malvolutissimo assist su un discorso che mi sono sempre riproposti di intraprendere, cioè sul rapporto numero di pagine / costo di realizzazione e su quanto certe volte i manga abbiano diluito il proprio storytelling ad un livello tale che sono necessari volumetti interi per narrare cose che potrebbero essere risolte ottimamente in un episodio. Inoltre, a mio avviso, non esiste un mercato che non sia quello giapponese che non può sostenere la pubblicazione di un inedito con quel formato, con quel numero di pagine e sopratutto con quella periodicità. Il costo di realizzazione del volumetto a fronte delle tirature occidentali sarebbe troppo esorbitante, ma di questo ne parleremo meglio la prossima volta.

E ora come di consueto il Wallpaper della giornata.

martedì 28 luglio 2009

"I fumetti che avrei voluto creare io" - Parte 1

Apro questo piccolo apputamento aperiodico per parlare un po' di tutti quei fumetti (in questo caso "manga") che per un motivo o un altro mi hanno fatto esclamare "Accidenti, l'avrei voluto realizzare io un manga del genere!". Il primo che metto in questa lista è il recentemente pubblicato dalla casa editrice Jpop Satanister di Rei Mikamoto.

SATANISTER di Rei Mikamoto


La copertina del primo volumetto di Satanister

La storia di Satanister è semplice ed è la dimostrazione che i giapponesi hanno sempre avuto dei problemi ad approcciarsi alla religione "Cristiano Cattolica della Santa Chiesa Apostolica Romana". Satanister è una suora che gestisce una piccola chiesetta costruita nell'epoca Meiji , sul cui tetto però svetta una croce molto diversa dalle altre. La croce è una croce a doppia testa invenzione di Satanister stessa. Grazie ai suoi bracci conta sia come croce normale che come "croce satanica" (cioè a testa in giù, solo che si chiama "croce di San Pietro") e questo prova che è una "Suora Satanica". Tutto ha inizio quando Satanister (se mai sarò prete anche io confesserò una persona dentro un cofessionale con i poster dei Motorhead, mentre mi fumo un sigaro e mi bevo un Jack Daniels) confessa una giovane di nome Izumi che ammette di essere stata fatta oggetti di bullismo. Come soluzione Satanister gli presta il suo tirapugni borchiato e gli consiglia vivamente di andare a spaccare il muso a quelli che gli hanno rotto le scatole.

Izumi: "Emh, credevo che... che dovessi perdonare i miei nemici..."
Satanister
: "Ma certo idiota! Ma solo dopo che saranno finiti all'inferno!"


La antagonista principale di Satanister, ovvero "Valkyrie".

Qualcosa però sta sconvolgendo la prefettura dove si svolge la prima parte della storia, un emulo di Boogeyman (non la creatura leggendaria, intendo il wrestler) semina il panico vomitando "vermi controlla mente" nella bocca dei passanti. Il tizio in questione poi decide di prendere in ostaggio Izumi, per costringerla a chiamare i suoi amici con l'intento di vomitargli in bocca vermi e di renderli suoi schiavi. Ovviamente non considerava che a proteggere Izumi c'è Satanister, la quale irrompe dentro l'appartamento del mangia vermi con una specie di Guzzi California ed una doppietta a canne mozze. Vi sarete però accorti che in tutto quello che ho descritto manca la figura dell'antagonista. Questo perché Satanister impiega ben due capitoli ad introdurre Valkyrie (la cattiva della storia) facendolo in un modo che fa sembrare lei la protagonista, un capitolo ad introdurre Satanister (il capitolo con il mangia vermi) ed un capitolo dove viene presentata quella che attualmente è la trama principale, ovvero un torneo di assassini, organizzato da una sorta di sindacato del crimine chiamato "La lega della giara avvelenata". Satanister sarà costretta a partecipare a questo torneo con il duplice scopo sia di sbudellare un po' di cattivi sia di vendicarsi di Valkyrie che, oltre ad essere l'assassina della figlia di un detective della polizia suo conoscente, fu mandante di una tizia di nome "Hole Girl" che grazie ad una enorme trivella gli ha distrutto mezza chiesa.


Dovrò riusare da qualche parte l'uso del filo
spinato come accessorio, fa molto "hardcore wrestler".

Perché questo fumetto rientra nella categoria de "l'avrei voluto fare io" (giusto anche per parafrasare il commento di Quentin Tarantino ad "Old Boy")? Partiamo per punti.

  1. Innanzitutto perché è l'emblema di quanto sia sfaccettato il mercato giapponese. Difficile da credere dal nostro punto di vista occidentale, ma Satanister è un manga horror / splatter pieno di esagerazioni tipicamente nipponiche, ma che si rivolge ad un pubblico di giovani donne. Anche se disegnato da un uomo , Rei Mikamoto, Satanister è pubblicato sulle pagine di "Horror M" della casa editrice Bunkasha, rivista horror per ragazze dal target dagli 18 ai 30 anni.
  2. Perché il nome "Satanister" mi piace da impazzire e nonostante tutte le inesattezze sulla religiose cristiano / cattolica (una suora che confessa?) è un personaggio talmente assurdo e "catchy" che il desiderio di "ricicciarlo" in qualche modo è molto forte. Ad avercela avuta durante il catechismo una suora che beve Whiskey, fuma sigari, ascolta i Motorhead , gira con una Guzzi California e che sotto l'abito religioso indossa un bikini a stelle e strisce!
  3. Perché non si prende assolutamente sul serio e leggendolo ci si accorge che è il fumetto stesso a rendersi conto che sta dicendo un sacco di cazzate. Merito anche del disegno di Rei Mikamoto che inserisce alcuni elementi presi dallo Shojo Manga dentro allo splatter. Ciò è avvertibile sopratutto su come vengono disegnati gli occhi ed alcune espressioni facciali dei personaggi (sopratutto quando mostrano il loro lato più psicopatico). Addirittura alcune espressioni sembrano venute fuori da "Manga Bomber - Pennino di Fuoco", tant'è che più volte mi è venuta in mente l'idea che Rei Mikamoto sia un assistente di Kazuhiko Shimamoto.

La copertina del secondo volumetto di Satanister

Per concludere non solo ne terminerò l'acquisto (sono solo alla fin fine cinque volumi), ma lo metterò nella mia speciale libreria delle cose da tenere a "portata di mano". Chissene frega se poi è pieno di difetti ed è anche piuttosto in contraddizione con se stesso, a me ha ispirato un sacco di cose!

martedì 19 agosto 2008

Un modo alternativo di spendere Coperto + Pizza + Birra + Dolce + Caffè + Ammazzacaffè

Ok ok, so già che cosa mi state per dire: "Era meglio se prendevi davvero una pizza", "Ma non potevi prendere un gioco usato per Ps2 / Ds / Psp / Xbox360?", "Andare al Warervillage no eh?", ecc... ecc... Visto che però sono in un periodo in cui sto recuperando un sacco di cose italiane che mi sono perso in epoca particolarmente virulenta di "zombite manghesca", mi sono detto: "Partiamo da un personaggio che volente o nolente ricordo con affetto" essendo stato all'epoca un affezionato lettore Bonelli. Solo che complice i manga (maledetti manga! sempro loro!) e quel disastro ferroviario fumettistico chiamato "Dylan Dog #100" (numero con cui ho interrotto la serie preso da terrificanti convulsioni) abbandonai Dylan Dog, Legs e Nathan Never. Dotato di 20 € in tasca (ok, "trovalo un ristorante dove prendi tutte quelle cose con 20 €), guardavo con insistenza questo bustone con 27 numeri + 2 speciali (compresi albetti su Mai) di Legs Weaver. Ripenso ai miei 16 anni e mi dico: "Massì... Sarà interessante rileggerlo con il senno di poi". Pago (a dire il vero con l'incredulità del fumettaro che mai avrebbe pensato che io potessi acquistare Legs Weaver), me ne torno a casa ed inizio a leggere il primo numero. A dire il vero me lo ricordavo un po' meglio... maledetti ricordi. Su questo blog ed in maniera assolutamente casuale ed aperiodica inizierò una serie di recensioni assolutamente non serie su Legs (Capito? Non prendetele sul serio!). Chi è che ha detto che è una "cosa inutile"? Tu? Ah si, hai ragione. Hai vinto un Boero. Per le recensioni userò il metro delle teste di Legs. Più sono e più il numero assomiglierà ad una esperienza psicotronica di sola andata.


Legenda votazione di Legs Weaver


Mmmm... Vediamo un po'... Ci sono i disegni, ci sono le vignette, i dialoghi, la carta... Si, ok, è un fumetto.



Dite la verità, per un momento siete stati tratti in inganno e credevate che fosse un fumetto, vero?



Ah! Ah! Ah! Che bella questa parodia di Legs! Aspetta...



Se gli mettete sopra una sovracopertina di "In cucina con Suor Germana" forse riuscite a venderlo col tradimento al vostro peggior nemico ed al budello di sua madre (con risp. parlando).



Sicuri che non c'è scritto "Necronomicon" al posto di "Legs Weaver? No, giusto per sapere. Comunque perdete 3d10 punti sanità mentale e guadagnate il 4 % sui "Miti di Cthulhu".